Progetto Scuola

Progetto di alternanza scuola-lavoro

  • Il progetto ha come finalità la prevenzione ed il contrasto alla violenza di genere.
  • Il riconoscimento degli stereotipi sociali, culturali e di genere
  • La consapevolezza e la gestione delle emozioni nelle relazioni interpersonali
  • La gestione efficace del conflitto
  • Il riconoscimento della dinamiche violente e conoscenze delle tipologie di violenza di genere

Il progetto offre ai partecipanti;

  • Acquisire migliori competenze comunicative e relazionali e sviluppare potenzialità comunicative
  • Creare le condizioni per un’autentica collaborazione tra pari
  • Sviluppare la capacità del lavorare in gruppo e del ricercare insieme soluzioni efficaci
  • Migliorare l’integrazione sociale tra i giovani, la discussione e la progettazione condivisa
  • Sviluppare creatività progettuale nei giovani e assunzione di responsabilità
  • Sensibilizzare e ri-leggere gli stereotipi di genere attraverso filmati, cortometraggi, pubblicità, riviste, fumetti
  • Favorire negli studenti l’acquisizione di una coscienza critica per decodificare e interpretare gli stereotipi di genere e per saper leggere il condizionamento sociale che questi hanno nelle loro scelte personali e professionali
  • Acquisire consapevolezza di come i modelli culturali e di genere siano il frutto di una costruzione artificiale e non un dato naturale
  • Realizzare una sinergia formativa tra scuola e il nostro centro

Diario di bordo

Mettiamoci in gioco contro la violenza

Ecco quello che avviene il giovedì pomeriggio dalle ore 14,30 alle ore 16,30 nell’aula della biblioteca dell’Istituto Nautico. L’aula destinata alla formazione è spaziosa e consente, oltre che a sederci tutti attorno ad un tavolo, di muoverci liberamente. I ragazzi che partecipano al progetto sono 13.12 maschi e 1 femmina. Provengono tutti dalla stessa classe, la 3°A Indirizzo Navigazione. Tredici di loro hanno deciso di mettersi in gioco e lo fanno, perlomeno fino ad oggi. Hanno prodotto il logo, con un’immagine che li caratterizza, lo hanno stampato ognuno sulle proprie cartelline, che contengono i fogli con gli appunti che prendono. Si sentono gruppo, e sono orgogliosi di essere il primo gruppo del loro Istituto a sperimentarsi in questa esperienza.

Sanno che per poter entrare con noi operatrici nelle scuole elementari e medie, dovranno partecipare ai 6/7 incontri di formazione.

Hanno creato una chat, che ci aiuta a comunicare in tempo reale. E’ un cammino, una crescita condivisa, entusiasmante, perché la classe si trasforma in un laboratorio di esperienze, dove vige il non giudizio, l’attenzione all’altro, il mettersi in gioco e quindi il discutere, il dibattere su temi che riguardano gli stereotipi i pregiudizi, le emozioni e come gestirle. In questo modo li si aiuta a comprendere da dove arrivano quegli atteggiamenti violenti che spesso caratterizzano le loro relazioni e li si accompagna ad avere un occhio più critico rispetto a messaggi, luoghi comuni, modi di dover essere. che spesso li ingabbiano. Questa consapevolezza che via via prende forma sarà ciò che porterà loro a vivere questa esperienza come un percorso di crescita e di cambiamento. Ognuno di loro sa che ne uscirà cambiato, arricchito

La formazione

Si inizia sempre camminando per lo spazio, concentrandoci sul nostro respiro, sul nostro modo di muoverci, di guardare e guardarci, di incontrarci. Ci salutiamo, in modo frettoloso, in modo accogliente, in modo stupito, e ci concentriamo sul nostro non verbale e sottolineiamo quanto questo arrivi alle persone quando si incontrano. E’ una palestra dove si riflette su come ci presentiamo, su cosa facciamo percepire agli altri di noi stessi, di come gestiamo lo spazio che ci circonda. Poi uno ad uno ci si presenta al gruppo, si esce e si rientra e i restanti devono cogliere tutti i movimenti, i gesti, gli sguardi che colgono del compagno al momento della presentazione e se ne discute assieme. Allora facciamo riferimento alla prossemica, facciamo riflettere sulle differenze di come le diverse culture si muovono e vivono lo spazio e ridiamo, ridiamo un sacco. Parliamo di sguardi, di insegnanti che guardano in modo aperto, fiducioso, desideroso di condividere con gli alunni, un po’ del loro sapere e ci confrontiamo, lasciando loro la possibilità di esprimersi liberamente e di condividere emozioni e pensieri. Poi ci mettiamo in cerchio e proviamo a contare fino a 20 senza sovrapporci l’uno all’altro, per comprendere come ci si deve porre quando si è in tanti a condurre una lezione.

Poi sottolineiamo l’importanza della loro presenza quando entreranno come educatori in un’altra aula di scuola dove per la prima volta dovranno raccontare questa loro esperienza. Sottolineiamo quanto le loro parole, la loro testimonianza arriverà potente ai bambini e ragazzi che andremo a formare. E infine ascoltiamo le loro proposte su esperienze fatte l’anno scorso, per modificarle, ampliarle, ridurle, approfondirle. Siamo un gruppo, siamo tutti co responsabili di quello che andremo a dire e a fare ad altri studenti delle scuole che ci accoglieranno. Li coinvolgiamo, Li valorizziamo, Li entusiasmiamo su un progetto che da nostro è diventato loro e che è tutto in divenire. Ora il gruppo sta andando nelle scuole. A breve il racconto di quegli incontri!

Mettiamoci in gioco contro la violenza